mercato europeo componenti

Il PIL italiano crescerà dell’1% nel 2026, per poi rallentare allo 0,6% nel 2027. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto di Previsione del Centro Studi Confindustria dal titolo “Per far crescere l’Italia: fronteggiare gli shock internazionali e rafforzare le imprese”, pubblicato il 14 ottobre, che evidenzia i rischi legati alle tensioni geopolitiche, ai rincari energetici e alla riconfigurazione delle filiere globali.

Tra i segnali positivi, c’è la tenuta della produzione industriale, sostenuta dagli investimenti e dall’export, che mostra una buona dinamica anche nella fabbricazione di prodotti elettronici e tecnologici in generale.

Restano tuttavia importanti criticità per la competitività delle imprese italiane: il costo dell’energia elettrica, superiore del 35% rispetto alla Germania nei primi nove mesi del 2026, la dipendenza da fornitori esteri strategici e il ritardo europeo negli investimenti in ricerca e innovazione rispetto a Stati Uniti e Cina.
Basti pensare che USA e Cina investono 1000 miliardi  di dollari l’anno in R&S, mente l’UE solo 600 e che le prime 5 società al mondo per investimenti in ricerca sono americane, la sesta è cinese e si chiama Huawei.

Appare quindi una situazione geopolitica complessa, all’interno della quale sono state ridisegnate le filiere globali (anche a seguito dell’introduzione dei dazi USA.

La vulnerabilità italiana

L’Italia è esposta a una doppia vulnerabilità commerciale: il 10,8% dell’export è diretto negli USA, dove i dazi stanno penalizzando le esportazioni (-9,8% negli ultimi 12 mesi), mentre il 10,2% dell’import proviene dalla Cina, fornitore strategico del 27% delle tipologie di prodotti critici per l’industria italiana, soprattutto nell’ICT e nella transizione green.

Secondo Confindustria, per rafforzare il sistema industriale sarà fondamentale puntare su politiche industriali mirate, diversificazione delle catene di fornitura e investimenti nei settori tecnologici strategici. Sarà strategico il ricorso a nuovi accordi e partnership commerciali, per diversificare i mercati di origine e sbocco e ridurre le dipendenze critiche. Ma soprattutto per ricreare un mondo multipolare.

Fonte: Centro Studi Confindustria – Rapporto di Previsione, ottobre 2026

Redazione Assodel

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